Responsabilità civile? I magistrati non si fidano dei magistrati

22 AGO 20
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Al direttore - Ho letto domenica scorsa su Repubblica un fantastico editoriale di Eugenio Scalfari sul governo Renzi e sulla responsabilità civile dei magistrati. Scalfari lo ha elogiato. “Lo Stato avrà un potere di rivalsa contro quel giudice che ha commesso l’errore ma soltanto se ci sarà stata negligenza inescusabile e comunque nei limiti di metà dello stipendio di quel magistrato colpevole. Altrimenti la multa inflitta resterà sulle spalle del Tesoro. Francamente non si comprende il perché delle critiche da parte della magistratura che invece l’aveva appoggiata per timore che in caso di errore la rivalsa avvenisse direttamente a carico del giudice colpevole. Questo rischio è stato scongiurato, la libertà di interpretazione delle leggi è stata ribadita. Allora perché protestano? Ho letto bene oppure ho letto male?
Luca Taidei
Sembrava in effetti una copia di Repubblica hackerata ma ho letto anche io quello che ha letto lei: la responsabilità civile dei magistrati è cosa buona e giusta ed era una riforma che da molti anni si aspettava in Italia. La nostra più completa e incondizionata solidarietà civile a Liana Milella.
Al direttore - Da canuto reso savio dall’età non credo al meglio del meglio, bensì al meno peggio. Ebbene, tra il piddino De Luca e il pontefice Saviano, io scelgo il meno peggio, cioè De Luca. Ubi major (De Luca), minor (Saviano) cessat.
Giancarlo Lehner
Al direttore - Le tanto vituperate e criticate primarie del Pd che hanno di fatto avuto, unico esempio nel panorama politico italiano, il merito di introdurre un dibattito interno con i propri elettori per i candidati alle prossime elezioni regionali, si sono di fatto concluse, tra alti e bassi sforzi organizzativi, con chiare indicazioni finali e ciò è avvenuto paradossalmente anche in Liguria dove però sono state accompagnate da una stantia coda polemica tardo vetero-comunista da parte di candidati sconfitti. In politica il futuro non è mai alle nostre spalle ma, guarda caso, davanti.
Vincenzo Covelli
Dio benedica le primarie.
Al direttore - Giovanni Toti che ironizza sulle due leghe di lotta (Salvini) e di governo (Zaia e Maroni), dimostra a mio modestissimo parere che Forza Italia è finita e non ha più il polso del Paese. Quello che matteo salvini sta facendo lo vedremo a breve: un partito moderato che alle prossime elezioni rappresenterà la vera, unica, alternativa di destra a Renzi. Non ha senso criticarlo per gli slogan un po’ coloriti o per programmi spesso aleatori, come l’uscita dall’euro. Il vero grande merito della Lega di oggi è parlare a una parte del Paese che non ne vuole sapere dell’altro Matteo, bandiera di una sinistra scolorita ma pur sempre sinistra, con tutte le catene che lei conosce bene. Salvini è il Berlusconi di ieri, uno che parla in modo chiaro e comprensibile a tutti, che se e quando andrà al governo farà le cose ragionevoli che stanno facendo Zaia e Maroni. ma che prima di allora dovrà catalizzare i voti di quei milioni di italiani delusi da Berlusconi e allergici a Renzi. Altro che patto del Nazareno, al quale solo voi continuate a credere. I moderati, invece, vogliono un vero partito di lotta, oggi, e di governo domani, ed è al loro cuore che sta parlando Matteo Salvini.
Con i migliori saluti

Roberto Alatri
Che Salvini possa prosciugare i voti di Forza Italia se Forza Italia continua a inseguire Salvini, mi sembra inevitabile. Il problema è se ci sono alternative. Forse sì. Ne parliamo in prima pagina.
Al direttore - Si direbbe proprio un “bersaglio mobile” centrato, venerdì sera, 27 febbraio. Un pacatissimo, ma agguerrito, direttore di fronte a un annaspante boiardo della associazione magistrati. Risultato: un meritatissimo bravò al giovane e – è sperabile – un invito a ripassarsi la lezione al magistrato.
Dala Giorgetti
Quel magistrato è Rodolfo Sabelli. Capo dell’Anm. Su quei temi, sfiozisissimi, torneremo nei prossimi giorni. Su uno in particolare che riguarda ancora la responsabiltà civile. Non è che i magistrati hanno paura della legge sulla responsabilità civile perché non si fidano dei magistrati?
Al direttore - Nell’articolo di venerdì 27 febbraio “Il fascino dei farabutti”, Alfonso Berardinelli, a proposito di Ernst Junger, afferma che “non basta essere entrati nella storia della letteratura per essere immuni dal giudizio”. Ma Junger è entrato nella storia della letteratura per essere autore di opere splendide sulla Grande Guerra. Il fatto di essere stato un nazista non intacca la qualità delle sue opere, mentre pare che per Berardinelli il giudizio sull’uomo debba coinvolgere anche la sua opera. Non mi pare che questo criterio di giudizio possa essere accettato. In caso contrario, dovremmo sfoltire la letteratura europea del Novecento di tutte quelle opere di autori che aderirono al comunismo, regime politico che ha sterminato decine di milioni di persone in ogni parte del mondo.
Antonio Donno
Al direttore Mi pare che nel suo splendido articolo sulla scuola il prof. Israel dimentichi di esplicitare l’ultimo (che poi è il primo) punto: la necessità di arrivare a garantire la vera libertà di educazione realizzando la parità scolastica (anche dal punto di vista economico) e istituendo un regime di effettiva concorrenza tra scuole pubbliche (statali e non statali).
Giovanni De Marchi